Google Page Experience: come aumentare la visibilità di un sito

google page experience

Ormai da più di un anno si sente parlare di Google Page Experience: il nuovo aggiornamento ideato dal colosso di Mountain View. Quando con un post ufficiale il Webmaster Central Blog di Google annunciò il nuovo fattore di ranking finalmente due parole chiave per il mondo digital cominciarono a diffondersi e a risuonare come mai prima di allora: user experience.

Nonostante gli esperti di digital marketing e i Seo Specialist non fossero del tutto digiuni di questo argomento sicuramente la notizia ha contribuito ad accrescere l’interesse per la tematica. In questo articolo vedremo appunto come la User Experience può aumentare la visibilità di un sito, in rapporto ai criteri espressi e voluti da Google per il posizionamento sui motori di ricerca.

 

Google Page Experience in sintesi

Riducendo all’osso possiamo sintetizzare dicendo che Google Page Experience sarà in grado di riconoscere quanto un sito internet predisponga e renda fruibile una buona User Experience all’utente. I siti internet che non rispondono a determinate caratteristiche vengono penalizzati e classificati in modo meno visibile all’interno del ranking.

La sintesi non restituisce l’idea delle dinamiche e delle caratteristiche richieste dal motore di ricerca, parametri che seguono precise specifiche tecniche che dovrebbero individuare e valutare come l’utente percepisce l’esperienza di una pagina web. Tra alcuni fattori già noti (e in una certa misura già oggetto di valutazione e selezione da parte di Google) ricordiamo:

  • Ottimizzazione per i dispositivi mobili
  • Protocollo di sicurezza HTTPS
  • Corretto upload dei contenuti
  • Qualità della navigazione
  • Velocità di caricamento della pagina

Google Page Experience e Core Web Vitals

Alcuni di questi criteri rientrano in pieno nell’area dell’usabilità del sito e fanno parte dell’insieme chiamato Core Web Vitals, annunciati agli inizi di maggio 2020 per offrire un contributo alle aziende – e soprattutto alle web agency che le supportano – relativo alle azioni da compiere per misurare con maggiore precisione l’esperienza dell’utente, dal punto di vista tecnico, visivo e interattivo.

Sono un gruppo di metriche grazie alle quali è possibile quantificare aspetti cruciali della User Experience. I Core Web Vitals non sono statici, ma è previsto un loro regolare e costante modificarsi annuale in base a ciò che gli utenti si aspettano da un’ottimale esperienza di navigazione.

Abbiamo detto che i parametri Core Web Vitals sono finalizzati alla misurazione e alla quantificazione. Ed effettivamente possiamo fornire qualche numero preciso che ci aiuta a comprendere come funzionano:

  • LCP – Largest Contentful Paint: misurazione delle prestazioni di caricamento della pagina (tempo massimo 2,5 all’avvio)
  • FID – First Input Delay: misurazione dell’interattività (inferiore a 100 millisecondi)
  • CLS – • Cumulative Layout Shift: misurazione della stabilità visiva (indice inferiore a 0,1)

Probabilmente se non sei un programmatore, un web master o un esperto SEO non hai ben presente a cosa corrispondono questi numeri e ti sembrano solo cifre senza senso.

Ma, in parole povere, da questi dati dipendono aspetti importanti come la stabilità di una pagina una volta caricata, che influisce sulla posizione e sulla funzionalità dei pulsanti che permettono le azioni degli utenti e la navigazione. Le pagine dei siti che rispettano i criteri rendono il web più piacevole da utilizzare su qualsiasi tipo di dispositivi, con un occhio di riguardo per i dispositivi mobili che rappresentano ormai la fetta maggiore di utenti.

I Core Web Vitals, così come Google Page Experience, sono una dichiarazione precisa di intenti da parte di Google: al centro della navigazione ci sono gli utenti, i visitatori, ed è per loro che si devono costruire i contenuti, le pagine e l’architettura del sito.

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Come la User Experience aumenta la visibilità del sito

esperienza dell'utente

Da quanto detto fino ad ora appare chiaro il legame tra User Experience e visibilità del sito: Google premia e premierà sempre di più i siti che costruiranno la navigazione seguendo le linee guida della massima fruibilità del sito per l’utente, secondo i parametri che abbiamo esposto nei paragrafi precedenti.

Velocità della pagina e reattività sono sempre più rilevanti per il posizionamento. Lavorare saggiamente su questi due aspetti (e non solo su questi) aiuta i siti a posizionarsi tra i primi risultati su Google e ad essere trovati su-bi-to!

Non è necessario sottolineare ulteriormente l’importanza di queste azioni, lo abbiamo già fatto a sufficienza. Quello che possiamo fare è entrare ancora di più nel dettaglio per capire come funziona l’analisi e la valutazione della page experience di Google. E anche iniziare a osservarne più da vicino eventuali “effetti collaterali” di cui parleremo più avanti.

Come funziona Google Page Experience

Google Page Experience funziona tramite rilevamento numerico, assegnando a una serie di caratteristiche della pagina un punteggio, tramite una simulazione su desktop e su device mobili. Il rilevamento si concentra su quattro categorie:

  • Performance
  • Accessibilità
  • Best practices
  • SEO

Vediamole nel dettaglio!

Performance: velocità caricamento della pagina

Le metriche della page experience, per quanto riguarda le performance, sono tutte inerenti la velocità di caricamento e in particolare su alcuni aspetti specifici:

  • Tempo per la stampa dei contenuti
  • Tempo per la completa interagibilità della pagina
  • Presenza di Layout Shiftig: spostamento del layout durante il caricamento (e quindi anche dei contenuti cliccabili)

Accessibilità: le barriere architettoniche sul web

L’accessibilità è un tema cruciale e delicato che attraversa silente il mondo del web ma che rappresenta un’area calda, sempre più cara alle aziende e all’opinione pubblica in generale. I prodotti e i servizi digitali devono essere adeguati a target costituiti da persone diversamente abili, ad esempio – solo per illuminare una parte di queste – ipovedenti o non vedenti.

L’audit di Google valuta l’esperienza dell’utente diversamente abile “scannerizzando” la grandezza dei testi, la distanza tra gli elementi interattivi e le loro dimensioni, i contrasti di colore tra sfondo e testo che possono precludere una visione chiara e nitida per tutti.

Best practices: sicurezza e usabilità

Anche in questo caso all’interno di questa macro categoria risiedono diversi fattori, connessi soprattutto alla sicurezza delle trasmissioni tra cliente e server. Sono gli aspetti forse più tecnici, in cui viene osservata con la lente di ingrandimento dell’algoritmo l’assenza di falle nella struttura del sito e l’assenza di vulnerabilità.

I margini di precisione sono alti, ma ricordiamo che si tratta sempre di strumenti automatizzati ai quali può sfuggire qualche dettaglio che non rientra precisamente all’interno di quelli che ha previsto. Anche chi totalizza un punteggio pari a 100 nella categoria Best Practices può incappare in rischiosi e fastidiosi attacchi alla sicurezza.

SEO: ottimizzazione per i motori di ricerca

Per la categoria SEO gli aggiornamenti non sono tantissimi, come ci si aspettava, del resto. Più o meno le metriche che appartengono a questa categoria sono le stesse che da sempre influenzano il motore di ricerca per quanto riguarda l’ottimizzazione. Aspetti che gli esperti di SEO strategy conoscono a menadito e su cui lavorano senza sosta e con grande concentrazione da sempre.

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I tool di rilevamento di Google Page Experience

misurare i risultati

Veniamo a un altro aspetto che incuriosisce molti proprietari e chi lavora con la realizzazione di siti internet. In che modo si scopre come la pensa Google rispetto alla page experience di un sito? Come si viene a conoscenza del punteggio assegna to alle categorie? Per scoprire qualche dato spot in modo molto veloce è possibile collegarsi a Google Pagespeed Insight che si occupa del rilevamento e dell’analisi delle metriche sia su desktop che da mobile, ma non rileva proprio tutte le metriche ma soltanto quelle che fanno capo alla categoria Performance.

Per un’analisi più approfondita ed esaustiva è possibile scaricare l’estensione di Google Chrome: Lighthouse. Non spaventarti se non totalizza 100 in tutte le categorie, crediamo che sia praticamente impossibile, l’audit troverà sempre qualche aggiustamento da fare, è umano. In fin dei conti i web master e coloro che fanno concretamente i siti internet sono esseri umani, non algoritmi o macchine.

I criteri, inoltre, sono molto restrittivi e lo sono in particolar modo per quei siti costruiti con un ottimo impianto visivo e creativo per ottenere un alto impatto emotivo, e che di conseguenza hanno qualche problemino con le performance di velocità e caricamento.

Facendo queste valutazioni è però possibile capire come calibrare e trovare un equilibrio tra le varie categorie, tralasciando gli alti punteggi su di una per puntare direttamente su un’altra. L’importante è non concentrarsi su una sola e non trascurarne nessuna.

In linea di massima possiamo affermare che un punteggio tra i 75 e gli 80 punti indica una buona pagina. Attenzione: sul tool i numeri fino all’89 compaiono in giallo, ma non mentiamo nel ribadire ulteriormente che dal 70 all’85 si è comunque di fronte a un ottimo sito, soprattutto se si concentrati su un buon bilanciamento tra le quattro categorie.

Quindi, per favore, non tartassare il tuo web master o la tua agenzia di comunicazione per il “risultato in giallo”, probabilmente dietro quel colore si nascondono comunque giornate intere di lavoro, rimaneggiamenti, studi, analisi e ottimizzazione.

Conclusioni

Nel concludere questa panoramica su Google Page Experience vogliamo augurarti un ottimo punteggio per scalare il ranking di Google!

Se, ahimè, pensi di dover correre ai ripari vogliamo fornirti due validi consigli. Il primo è di rivolgerti a un esperto. InConnect monitora costantemente gli aggiornamenti degli algoritmi di Google per fornire siti sempre prestanti.

Contattaci, e troveremo il mondo migliore per sfiorare i 100! Il secondo consiglio è di non farti prendere dal panico, i numeri non sempre restituiscono un quadro fedele della funzionalità e dell’efficienza (ma anche della bellezza) di un sito.

Questo perché, per loro natura, tendono ad uniformare e nascondere aspetti precisi, dettagli minuziosi, ma che sono poi quelli che possono davvero caratterizzare e fare la differenza per un sito. Ricorda, inoltre, che sono ancora i contenuti a svolgere un ruolo chiave per il posizionamento sui motori di ricerca. Lavora anche su una buona strategia di content marketing e sicuramente raccoglierai gli ottimi risultati dei tuoi sforzi.